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Musica, rito e femminile tra la tarda antichità e l’alto Medioevo
| Longobardi, i padri dimenticati dell'Italia |
| Di Franco Cardini Si parla tanto d’identità, da noi in Italia. Ma, a riprova della cinica strumentalizzazione attuale di molti temi storici e del provincialismo, dell’ignoranza sulla quale certe attuali "riappropriazioni identitarie" sono fondate, si chiamano in causa i Latini, gli Etruschi, i Greci, soprattutto com’è noto: e anche troppo... i Celti (scimmiottando irlandesi e francesi): mentre del popolo che forse più d’ogni altro, dopo gli Etrusco-Romani (e, in Sicilia, gli Arabo-Berberi), ha segnato di sé le tradizioni e i linguaggi della penisola, i Longobardi, non si parla quasi mai. E sì che i "lùmbard", così fieri delle loro vere o supposte origini celtiche, dei Longobardi portano ancora il nome; e che al di là del mondo padano anche l’Italia centrale (specie la Toscana e l’Umbria) e meridionale (Campania, Puglia, Basilicata) è ricchissima di memorie longobarde. Ma sui poveri Longobardi è calata più volte la mannaia dell’oblio o della damnatio memoriae. Cominciarono i Franchi, che dopo essere stati più volte con essi alleati, invasero l’area centrosettentrionale della penisola italica nel tardo VIII secolo: e, anche se il loro re Carlo si dichiarò rex Francorum et Langobardorum e recuperò gran parte della loro aristocrazia, fecero di fatto in modo che il loro ricordo restasse per sempre offuscato dall’ombra della violenza, della barbarie, della superstizione pagana. Eppure i Longobardi non erano e non erano mai stati peggiori di loro: anzi, si può semmai sostenere il contrario. Del resto fu un monaco e cronista dell’VIII secolo, longobardo sì, ma "collaborazionista", Paolo Diacono, a fornire del suo stesso popolo un’immagine barbara e feroce, che si sarebbe redenta solo da quando, a partire dal VII secolo, anch’esso fece quel che i Franchi avevano fatto già più o meno da due secoli prima (e che sarebbe stato del resto alla base della loro fortuna storica): abbracciare il cristianesimo nella forma liturgica, teologica e disciplinare proposta dal vescovo di Roma. >> leggi tutto l'articolo. |
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| Gli Escartons e lo strano caso della Repubblica di montagna |
| di Marco Albino Ferrari Briançon. Mito (in greco antico la parola mythos significa favola) è un termine andato ramificandosi nel linguaggio corrente in più accezioni, tutte però allo stesso tempo riconducibili a un’unica idea di fondo. Mito è ciò a cui si guarda con gli occhi levati, è un modello, un esempio da perseguire, l’idealizzazione di una realtà ormai svanita. Oggi, sulle Alpi, un mito più alto di tutti c’è. Ha un nome e una storia. Quella della Repubblica degli Escartons. E in queste ore di fatica da Susa a Briançon, pedalo proprio sui suoi luoghi d’origine. Il felice mondo alpestre di cui parliamo in questa puntata inizia nel Basso Medioevo e per quattro secoli regge incontrastato nella sua dimensione di «repubblica delle montagne» con suffragio diretto e senza dominazioni esterne. Intellettuali, amministratori locali, correnti di pensiero oggi sempre più diffuse guardano a quel mondo come esempio di armonia tra poteri, come possibile equilibrio tra globalizzazione e rivendicazioni localistiche. Tutto ebbe iniziò ufficiale nel 1343 con la firma della «Grande Charte», e con la caduta dei diritti feudali sulle valli qui intorno. La zona interessata era quella di Briançon (la capitale della Repubblica), della Valle di Oulx, del Queyras fino al Colle di Traversette, dell’Alta Val Chisone, di Casteldelfino dal Colle dell’Agnello fino a Torrette. Contava una cinquantina di comuni e quarantamila abitanti. Il 2 febbraio di ogni anno, giorno della cosiddetta Candelora, i capifamiglia si riunivano per eleggere il loro console, una sorta di sindaco. E la democrazia diretta era garantita. «Nel Medioevo c’era in montagna una spinta alla ricerca di libertà amministrative - spiega Salsa - e in questa spinta si consolidava l’idea di “Stato di passo” come il Marchesato di Finale che andava dalle Langhe alla Riviera, la Contea di Ventimiglia da Vernante fino al mare. Ma gli esempi più significativi sono proprio gli Escartons e ancor oggi, certamente, la Svizzera che conserva alcune pratiche di democrazia diretta con referendum comunali». (Fonte: La Stampa, 31 agosto 2006) >> Leggi tutto. |
SUD EST
Vagabondaggi estivi
di un settentrionale in Puglia

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Cari amici vicini e lontani,
dalla prossima settimana sarà nelle librerie italiche (oppure bisognerà, eventualmente, ordinarlo) il mio libro <SUD. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia>, edito da Palomar, con prefazione del sociologo Franco Cassano.
Qui sotto ci sono la scheda e la prefazione.
Il libro dalla prossima settimana si potrà acquistare anche attraverso il sito della casa editrice ( http://www.edizioni-palomar.it/ ) e nelle librerie on line, come http://www.internetbookshop.it/.
EDIZIONI PALMAR
di Alternative srl
COLLANA: altreStorie
TITOLO: SUD EST – Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia
con prefazione di Franco Cassano
AUTORE: Marco Brando
PREZZO: € 14,00
PAGG.: 176
ISBN: 88-7600-169-7
IL LIBRO: SUD EST nasce da un'inchiesta giornalistica condotta sulle pagine del «Corriere del Mezzogiorno», dorso di cronaca pugliese distribuito col «Corriere della Sera», nel corso delle estati 2004 e 2005.
Lo scopo è quello di descrivere e raccontare - con spirito critico e una buona dose di ironia - luoghi più o meno turistici, personaggi di ieri e di oggi, fenomeni di costume, radici storiche, pregi e difetti della Puglia (estiva e non solo) e dei pugliesi.
Sono due gli itinerari principali: un primo percorso lungo gli oltre 800 chilometri di costa; il secondo «dentro» la Puglia, attraversata da sud a nord senza mai toccare il mare. Completano il testo due «fuori rotta»: una notte su un peschereccio in compagnia dei pescatori di Molfetta; un viaggio attraverso gli scenari incantevoli percorsi dalle Ferrovie Sud-Est.
Un viaggio intenso, divertente, ricco di riferimenti alla storia e al costume, raccontato da chi non nasconde di subire il fascino di questa regione così bella e complessa. Tanto che il suo racconto si conclude con un augurio: «Arrivederci, Puglia. Abbi cura di te».
L’AUTORE: Marco Brando è nato a Genova Sampierdarena nel febbraio del 1958 e ha un albero genealogico piuttosto variegato.
Dal 1982 ha cominciato a scrivere per «L’Unità» come corrispondente da Pavia; per poi lavorare nella redazione di Milano del quotidiano, prima come redattore e poi come inviato, fino al 1998 (con un biennio di parentesi a Roma), dedicandosi soprattutto alla cronaca giudiziaria e in particolare all’inchiesta «Mani pulite».
Dopo un’esperienza nelle vesti di autore del programma «Film Dossier - Linea d’ombra» a Mediaset e dopo un anno e mezzo di lavoro per «Tv Sorrisi e Canzoni», dal novembre 2000 fa il giornalista a Bari nella redazione del «Corriere del Mezzogiorno» dove, tra l’altro, risponde ai lettori nella pagina «Lettere - La voce del cittadino».
Via Nicolai, 47 – 70122 Bari
Tel.: 080/5227262 – Fax 080/5227250
e-mail: palomar@alternativesrl.191.it
P.I. 05372730720
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PREFAZIONE
di Franco Cassano
L’eterna incompiuta
Ormai da decenni la Puglia è sospesa nel limbo.
Di essa nel mondo e in Italia si alternano due immagini, quella ottimistica e speranzosa della «California del sud» e quella opposta, di una Puglia risucchiata dalle sue deficienze e patologie. E questa continua oscillazione tiene in sospeso una terra che sembra sempre sul punto di decollare e di accentuare la sua differenza rispetto al Mezzogiorno, ma è costretta, dopo qualche ebbrezza, ad accorgersi che le sue ali sono fragili o bruciate; e sente ritornare il peso di vecchi incubi, la disoccupazione, l’esodo dei giovani più capaci, il peso crescente della malavita, eccetera.
Questo continuo stop and go sembra un destino invalicabile, un limbo nel quale la Puglia è condannata a rimanere per sempre, rifluendo nel ruolo di eterna incompiuta: da un lato essa è troppo diversa dallo stereotipo dominante di un Sud fermo e addormentato, dall’altro il suo dinamismo è pieno di false partenze, e ogni volta dopo uno scatto bruciante, arriva l’affanno.
Quest’alternanza continua non è solo una successione nel tempo di euforie e delusioni, ma, come testimonia il libro di viaggio di Marco Brando, è una dissonanza che si incontra anche nello spazio, perché capita di ritrovare entrambe le facce a pochi metri o chilometri di distanza l’una dall’altra. Il cemento bracca continuamente la bellezza, e non appena la decenza e la legge guardano altrove (e capita troppo spesso), la degrada e la deturpa: le cabine sulla spiaggia diventano case, avviando quella spirale dei condoni che ha saldato piccoli e grandi interessi, società «incivile» e politica in un blocco sociale tanto vorace quanto resistente. Ma accanto all’affollamento distruttivo esistono ancora «bellezze da sogno ignorate»; oppure capita di scoprire che la tutela del Gargano, la sua sottrazione alla ferocia cementizia, la si deve non solo a un ente preposto alla tutela dell’ambiente, ma moltissimo all’Eni, che a prima vista sembrerebbe il suo peggior nemico. E il libro è pieno di scoperte come queste, di accostamenti sorprendenti.
Brando viene dal Nord ed è arrivato in Puglia per ragioni di lavoro. Questo viaggio nasce dal desiderio di conoscere un territorio sconosciuto, di guardare da vicino i luoghi e le persone di cui ogni giorno si parla sulle colonne del giornale. I suoi resoconti ripropongono, nelle descrizioni e negli stati d’animo del viaggiatore, questa alternanza continua tra le promesse e le delusioni, la scoperta della ricchezza insospettata delle storie, della bellezza dei luoghi, dell’intraprendenza delle persone e la delusione per le diserzioni dello spirito pubblico, per un assalto alle coste e al mare, che diventa l’inquietante metafora del rapporto con il bene pubblico e dell’assalto particolaristico alle istituzioni.
Nel libro, che volutamente trascura le grandi città per attraversare la Puglia minore, questo alternarsi di emozioni e di scoperte non fa che accentuare la rabbia.
Non si è di fronte a una stasi che uccide lo spirito, recidendo la speranza, ma neanche a un dinamismo stabile, che permette di distogliere lo sguardo, sicuri che poi tutto continui a funzionare per il meglio. La Puglia che Brando attraversa, in questi anni diventata nota nel mondo, è la Puglia del Salento, della Valle d’Itria, del Gargano oppure è la Puglia più riposta della Murgia e dell’Appennino. Ma anche in questa nuova immagine, che, tramite i nuovi strumenti di comunicazione, rende noti nel mondo i nostri luoghi e attira i turisti, torna a riproporsi, come una condanna, l’oscillazione. La riscoperta dei luoghi, del territorio e della tradizione è un nuovo punto di partenza oppure una ritirata, la ricerca di un piccolo lucro alle spalle di un mondo che ci sorpassa e ci sfugge?
È l’inizio di un nuovo equilibrio tra modernità e tradizione oppure è un chiudersi nel piccolo cabotaggio, nello sfruttamento feroce del territorio, una vendita all’incanto senza pudore e misura? Ovviamente Brando non si propone di rispondere a questa domanda, e il suo libro, molto saggiamente, si fa prendere dal ritmo della scoperta, della meraviglia, della cronaca, delle osservazioni di chi è solo di passaggio, e per questo è più sereno sia nei riconoscimenti che nelle critiche. Ma sembra anch’esso alla fine suggerire una morale ai pugliesi: possedete una terra bella e varia, ricca di caratteri e di lingue, di chiese e di mari diversi, in una posizione di collegamento che si respira anche soltanto ripercorrendone la storia. Non fatevela sfuggire dalle mani, sfruttatela, ma con saggezza e gentilezza, non ripiegate sul piccolo cabotaggio, che vi fa rimanere sotto costa, osate un po’ di più. Lo scetticismo non è realismo o prudenza, ma solo mediocrità e paura di volare. Se rinunzierete a rischiare, rimarrete sempre a metà strada, eterni incompiuti, che continuano a oscillare tra grandi racconti ed epiloghi di terz’ordine.
TEUTONI ![]()
Mi servono informazioni su questa popolazione :
- personaggi di spicco
- organizzazioni famose (tipo i legionari romani)
- culti
- particolarità
- etc. etc.
ma non ho tempo per cercarle.
Chi mi fornirà notizie avrà la mia gratitudine...
Grazie ^^