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| Bando - Dottorato di ricerca in Storia medievale dell'Università di Firenze |
| Bando del ciclo XXIII Scadenza: 30 ottobre 2007 Dottorato di ricerca in Storia medievale Scuola di Dottorato in Storia Università degli Studi di Firenze Curricula in: 1) storia economica dell'eta' medievale; 2) storia delle societa' rurali e urbane dell'eta' medievale; 3) storia politica e istituzionale dell'Europa e del Mediterraneo in eta' medievale e rinascimentale; 4) storia della Chiesa e delle esperienze religiose in eta' medievale; 5) storia della cultura nel medioevo e nel Rinascimento. Durata: 3 anni Posti: 6 Borse: 3 Senza borsa: 3 N.B.: I candidati sono tenuti ad allegare alla domanda un progetto di ricerca, di massimo cinque cartelle, che sarà oggetto di discussione nella prova orale Data prova scritta: 28 novembre 2007 Data prova orale: 29 novembre 2007 Inizio attività: 1 gennaio 2008 Bando on line: www4.unifi.it/studenti/upload/sub/pdf/dottorati/generale_23.pdf Download della domanda: www4.unifi.it/studenti/upload/sub/modulistica/dottorati/domanda_23.pdf Altre informazioni: www.storia.unifi.it/dotmed/info/bandi.htm, www3.unifi.it/studenti/CMpro-v-p-385.html Ulteriori notizie su: - offerta e progetto formativi - attività didattiche e di studio - esiti professionali - collegio dei docenti - ricerche e progetti in corso - e altre informazioni e notizie nel sito del Dottorato di ricerca in Storia medievale: www.dssg.unifi.it/dotmed Dottorato di ricerca in Storia medievale Scuola di Dottorato in Storia Università degli Studi di Firenze |
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| L' Arte dei Tintori nella Firenze medievale |
| Sull'argomento dei post precedenti mi permetto di suggerire la lettura di un bel saggio di Piero Guarducci:
Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV) L’Autore ha preso in esame il vissuto di una categoria di modesti, ma insostituibili, artigiani legati alla potente Arte della Lana fiorentina: i tintori. Vengono descritte così le problematiche proprie di quella categoria di lavoratori (maestri di bottega e dipendenti): i difficili rapporti con la committenza, le crisi occupazionali, l’inadeguatezza dei compensi, una dignità sociale e politica tutta da conquistare. Nella parte finale del libro sono prese in esame le materie tintorie e le tecniche di tintura in uso a Firenze negli ultimi secoli del medioevo. |


I coloranti usati potevano essere di varia natura. Alcune sostanze vegetali in acqua bollente assicuravano il fissaggio del colore alle fibre senza alcun altro trattamento come il mallo di noce o la corteccia di alcuni alberi. Altre sostanze, come l’indaco, lo zafferano e l’oricello, necessitavano invece di un trattamento a base di aceto di vino o urina che avevano il potere di separare la parte colorante e di fissarla alle fibre. Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2
L’attività tessile raggiunse tuttavia il massimo splendore durante i primi anni del XIV secolo a causa della rapida crescita della domanda su tutti i mercati continentali e del miglioramento e razionalizzazione dei procedimenti tecnologici e dello sviluppo della organizzazione commerciale.
A Firenze, ma anche in altre città italiane ed europee, si trattò fondamentalmente di una industria cittadina capace di dare da vivere ad una buona parte della popolazione, dai suoi maggiori e più ricchi esponenti, i “lanaioli”, ai maestri di bottega, fino a alla classe dei dipendenti: dai “fattori” che erano operai specializzati fino agli apprendisti e alla forza lavoro generica, i cosidetti “ciompi”.
L’attività tessile peraltro divenne anche il sostegno, sia pure indirettamente, di una serie di altri mestieri ed iniziative tra cui i produttori dei panni, i trasportatori delle materie prime, i costruttori di utensili da lavoro, i commercianti di stoffe e materie coloranti, e così via.
Fu proprio all’interno di questa organizzazione di lavoro che fin dall’inizio ebbe grande rilievo l’Arte dei Tintori alla cui abilità e competenza si doveva soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte sui tessuti che venivano prodotti all’interno del complesso ciclo produttivo.
In proposito occorre ricordare che nel medioevo era molto sentita l’esigenza di esibire la propria condizione sociale anche attraverso l’esibizione di abiti raffinati realizzati con tessuti di qualità e tinte dai colori sgargianti che, per i ceti più abbienti, erano anche utilizzati per arredare la propria abitazione.
Ai membri dell’ “Arte dei Tintori” tuttavia, asserviti economicamente alla potente “Arte della Lana”, fu sempre negato un proprio autonomo riconoscimento corporativo nonostante le continue richieste in tal senso che erano motivate della importanza del proprio ruolo nel ciclo di produzione dei tessuti.
Solo nel 1378, in seguito a vere e proprie rivolte, i tintori riuscirono a dar vita ad una autonoma organizzazione corporativa che tuttavia, solo dopo quattro anni, venne sciolta per ricondurre i suoi membri sotto il controllo dei ben più potenti lanaioli.
Alla fine del ‘300, con la crisi della produzione della lana, i tintori ebbero minor peso nell’economia cittadina e dovettero adattarsi ad una nuova realtà di mercato perché costretti a lavorare con tecniche e materiali più economici al fine di contenere i costi.
Nel ‘400 infine, con l’affermarsi dell’Arte della Seta, l’attività dei Tintori ebbe una rinascita ed lungo periodo di sviluppo tecnologico anche se il commercio del tessile non raggiunse mai più il livello che si ebbe, per quasi due secoli, per l’ esportazione della lana.
Nel breve periodo della propria autonomia corporativa l’Arte dei Tintori riuscì ad erigere in Borgo Santa Croce un Ospedale che fu intitolato a Sant’Onofrio considerato il protettore dell’arte. Scopo di tale inziativa era quello di accogliere i membri della corporazione bisognosi di cure, le loro famiglie, le vedove e gli orfani. All’ospedale era annessa una Chiesa che fu arricchita, secondo la tradizione, da affreschi di scuola giottesca e da tavole d’altare di grande pregio.
Sulla medesima strada in cui fu eretto l’Ospedale detta “De’ Malcontenti”, all’angolo dell’attuale via della Casina, i Tintori hanno lasciato un’altra interessante testimonianza costituita da un tabernacolo in pietra che racchiude un affresco opera di un anonimo allievo di Niccolò di Pietro Gerini. Esso rappresenta la Madonna che tiene in braccio Gesù con due angeli ai suoi lati e i Santi Pietro e Giovanni. Su un lato dell’affresco appare uno stemma in pietra rappresentativo dell’ Arte dei Tintori e dall’altro lato una lastra in marmo con una scritta in caratteri gotici che ormai appare illeggibile.
Tratto dal sito web di proprietà dell'autore: http://www.casadeitintori.it
Sull'argomento suggerisco la lettura del libro:
Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2
L ' Arte dei Tintori nella Firenze medievale
L’ Arte di Tintori, importante attività collegata al processo di produzione dei tessuti, fu una delle numerose corporazioni medievali attive in Firenze fin dal XIII secolo e raggiunse il suo massimo splendore durante i primi anni del secolo XIV.
L’attività tessile fu, in quei due secoli, un’industria cittadina di importanza decisiva per l’economia della città soprattutto grazie al contributo dei prestigiosi membri della più importante Arte della Lana.
All’interno di questa organizzazione di lavoro fin dall’inizio ebbe grande rilievo l’Arte dei Tintori alla cui abilità e competenza si doveva soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte sui tessuti che venivano prodotti all’interno di un ciclo produttivo molto complesso.
La categoria dei Tintori si divideva in tre gruppi, quelli dell’Arte Maggiore, forse la meglio organizzata, che tingeva i tessuti nei colori più vari, quelli dell’Arte Minore, specializzati nelle diffuse tinture di color rosso utilizzando come colorante la “robbia”, sostanza vegetale dalle cui radici si estraeva il principio attivo, e infine quelli dell’Arte del Guado, altro vegetale usato per ottenere una vasta gamma di azzurri.
La straordinaria padronanza di questa complessa Arte, e dei tanti segreti che si tramandarono da una generazione all’altra, consentì di produrre enormi quantità di stoffe; manufatti che ancora oggi vediamo nelle numerose rappresentazioni pittoriche della Firenze rinascimentale e che si fanno apprezzare per la persistenza e la luminosità dei colori ma anche per la straordinaria varietà di tinte disponibili che doveva rispondere e adattarsi alle mutevoli esigenze di un mercato interno e internazionale molto evoluto.
Per saperne di più visita:
Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2