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venerdì, 12 ottobre 2007

Bando - Dottorato di ricerca in Storia medievale dell'Università di Firenze
Bando del ciclo XXIII
Scadenza:
30 ottobre 2007
Dottorato di ricerca in Storia medievale
Scuola di Dottorato in Storia
Università degli Studi di Firenze
Curricula in:
1) storia economica dell'eta' medievale;
2) storia delle societa' rurali e urbane dell'eta' medievale;
3) storia politica e istituzionale dell'Europa e del Mediterraneo in eta' medievale e rinascimentale;
4) storia della Chiesa e delle esperienze religiose in eta' medievale;
5) storia della cultura nel medioevo e nel Rinascimento.
Durata: 3 anni
Posti: 6
Borse: 3
Senza borsa: 3
N.B.: I candidati sono tenuti ad allegare alla domanda un progetto di ricerca, di massimo cinque cartelle, che sarà oggetto di discussione nella prova orale
Data prova scritta:
28 novembre 2007
Data prova orale:
29 novembre 2007
Inizio attività:
1 gennaio 2008
Bando on line:
www4.unifi.it/studenti/upload/sub/pdf/dottorati/generale_23.pdf
Download della domanda:
www4.unifi.it/studenti/upload/sub/modulistica/dottorati/domanda_23.pdf
Altre informazioni:
www.storia.unifi.it/dotmed/info/bandi.htm, www3.unifi.it/studenti/CMpro-v-p-385.html
Ulteriori notizie su:
- offerta e progetto formativi
- attività didattiche e di studio
- esiti professionali
- collegio dei docenti
- ricerche e progetti in corso
- e altre informazioni e notizie
nel sito del Dottorato di ricerca in Storia medievale:
www.dssg.unifi.it/dotmed
Dottorato di ricerca in Storia medievale
Scuola di Dottorato in Storia
Università degli Studi di Firenze

Postato da: italiamedievale a 06:40 | link | commenti |
firenze, bandi, medioevo

martedì, 10 aprile 2007

L' Arte dei Tintori nella Firenze medievale
Sull'argomento dei post precedenti mi permetto di suggerire la lettura di un bel saggio di Piero Guarducci:

Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2

L’Autore ha preso in esame il vissuto di una categoria di modesti, ma insostituibili, artigiani legati alla potente Arte della Lana fiorentina: i tintori. Vengono descritte così le problematiche proprie di quella categoria di lavoratori (maestri di bottega e dipendenti): i difficili rapporti con la committenza, le crisi occupazionali, l’inadeguatezza dei compensi, una dignità sociale e politica tutta da conquistare. Nella parte finale del libro sono prese in esame le materie tintorie e le tecniche di tintura in uso a Firenze negli ultimi secoli del medioevo.
Piero Guarducci, allievo di Federigo Melis e di Giovanni Cherubini, studia da molti anni il mondo cittadino tardo medievale specie nei suoi contenuti sociali ed economici. Tra i suoi lavori si ricordano: I servitori domestici della casa borghese nel basso medioevo (Firenze, 1982), Il “balocco” nel medioevo italiano (Firenze, 1986), Un tintore senese del Trecento. Landoccio di Cecco d’Orso (Siena, 1998). Fa parte del Comitato direttivo del Centro di Studi Storici Chiantigiani.

Postato da: italiamedievale a 08:23 | link | commenti (1) |
firenze, medioevo, tessuti, tintori, tinture, artedeitintori

lunedì, 09 aprile 2007

L' Arte dei Tintori nella Firenze medievale



    Il lavoro e e le tecniche
Tecniche tintori

I tintori a Firenze provenivano dalla piccola borghesia ed erano spesso artigiani che apprendevano l’arte nell’azienda di famiglia e gestivano il prorpio laboratorio col supporto di operai, “ciompi” e garzoni ai quali erano riservate funzioni di manovalanza.

Nonostante le difficoltà nell’affermare la propria autonomia politica, essi occupavano nella società fiorentina una posizione di un certo rilievo.

La categoria dei Tintori si divideva in tre gruppi, quelli dell’ Arte Maggiore, forse la meglio organizzata, che tingeva i tessuti nei colori più vari, quelli dell’Arte Minore, specializzati nelle diffuse tinture di color rosso utilizzando come colorante la “robbia”, sostanza vegetale dalle cui radici si estraeva il principio attivo, e infine quelli dell’Arte del Guado, altro vegetale usato per ottenere una vasta gamma di azzurri.

Laboratorio tintori
Il laboratorio del tintore doveva essere necessariamente spazioso per contenere vasche, conche, tini di varia grandezza, mastelli per rimestare, caldaia e stenditoio e doveva essere ben arieggiato per poter espellere i fumi e le esalazioni tossiche che si sviluppavano durante le lavorazioni.
Un elemento di prima necessità era rappresentato dall’acqua che doveva essere abbondante, pulita e non troppo ricca di sali.

Non a caso nell’attuale Corso dei Tintori, parallelo al Lungarno alle Grazie, era ubicata l’Arte Maggiore che sfruttava le acque dell’Arno dove poi si riversavano i residui delle lavorazioni e dei bagni di tintura con un complicato sistema di canaletti di raccolta e drenaggio.


Tecniche tintori - colorazioneI coloranti usati potevano essere di varia natura. Alcune sostanze vegetali in acqua bollente assicuravano il fissaggio del colore alle fibre senza alcun altro trattamento come il mallo di noce o la corteccia di alcuni alberi. Altre sostanze, come l’indaco, lo zafferano e l’oricello, necessitavano invece di un trattamento a base di aceto di vino o urina che avevano il potere di separare la parte colorante e di fissarla alle fibre.

Infine venivano impiegate altre sostanze vegetali come il guado e la robbia che, per assicurare la durata e la brillantezza del colore, richiedevano l’uso di fissanti; tra questi erano in uso soprattutto le cortecce di alcuni alberi ricchi di tannino, alcune miscele di ceneri e i prodotti di scarto della fermentazione del vino.
Il
mordente preferito, per il suo potere di assicurare la massima lucentezza alle fibre, era tuttavia l’allume, molto usato da quando ne furono scoperti ricchi giacimenti in Toscana e nel Lazio.

Informazioni tratte dal sito web del B&B " La Casa dei Tintori " in Firenze : www.casadeitintori.it


Sull'argomento suggerisco la lettura del libro:

Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2

Postato da: alfredoingegno a 20:53 | link | commenti |
firenze, medioevo, tintori, tinture, artedeitintori

domenica, 08 aprile 2007

L' Arte dei Tintori nella Firenze medievale



Le vicende storiche


L’ Arte dei Tintori, importante attività collegata all’antico processo di produzione dei tessuti, fu una delle numerose corporazioni medievali attive in Firenze fin dal XIII secolo.

Arte dei tintoriL’attività tessile raggiunse tuttavia il massimo splendore durante i primi anni del XIV secolo a causa della rapida crescita della domanda su tutti i mercati continentali e del miglioramento e razionalizzazione dei procedimenti tecnologici e dello sviluppo della organizzazione commerciale.

A Firenze, ma anche in altre città italiane ed europee, si trattò fondamentalmente di una industria cittadina capace di dare da vivere ad una buona parte della popolazione, dai suoi maggiori e più ricchi esponenti, i “lanaioli”, ai maestri di bottega, fino a alla classe dei dipendenti: dai “fattori” che erano operai specializzati fino agli apprendisti e alla forza lavoro generica, i cosidetti “ciompi”.

L’attività tessile peraltro divenne anche il sostegno, sia pure indirettamente, di una serie di altri mestieri ed iniziative tra cui i produttori dei panni, i trasportatori delle materie prime, i costruttori di utensili da lavoro, i commercianti di stoffe e materie coloranti, e così via.

Stemma tintori Fu proprio all’interno di questa organizzazione di lavoro che fin dall’inizio ebbe grande rilievo l’Arte dei Tintori alla cui abilità e competenza si doveva soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte sui tessuti che venivano prodotti all’interno del complesso ciclo produttivo.

In proposito occorre ricordare che nel medioevo era molto sentita l’esigenza di esibire la propria condizione sociale anche attraverso l’esibizione di abiti raffinati realizzati con tessuti di qualità e tinte dai colori sgargianti che, per i ceti più abbienti, erano anche utilizzati per arredare la propria abitazione.

Ai membri dell’ “Arte dei Tintori” tuttavia, asserviti economicamente alla potente “Arte della Lana”, fu sempre negato un proprio autonomo riconoscimento corporativo nonostante le continue richieste in tal senso che erano motivate della importanza del proprio ruolo nel ciclo di produzione dei tessuti.

Solo nel 1378, in seguito a vere e proprie rivolte, i tintori riuscirono a dar vita ad una autonoma organizzazione corporativa che tuttavia, solo dopo quattro anni, venne sciolta per ricondurre i suoi membri sotto il controllo dei ben più potenti lanaioli.

Alla fine del ‘300, con la crisi della produzione della lana, i tintori ebbero minor peso nell’economia cittadina e dovettero adattarsi ad una nuova realtà di mercato perché costretti a lavorare con tecniche e materiali più economici al fine di contenere i costi.

Nel ‘400 infine, con l’affermarsi dell’Arte della Seta, l’attività dei Tintori ebbe una rinascita ed lungo periodo di sviluppo tecnologico anche se il commercio del tessile non raggiunse mai più il livello che si ebbe, per quasi due secoli, per l’ esportazione della lana.

Nel breve periodo della propria autonomia corporativa l’Arte dei Tintori riuscì ad erigere in Borgo Santa Croce un Ospedale che fu intitolato a Sant’Onofrio considerato il protettore dell’arte. Scopo di tale inziativa era quello di accogliere i membri della corporazione bisognosi di cure, le loro famiglie, le vedove e gli orfani. All’ospedale era annessa una Chiesa che fu arricchita, secondo la tradizione, da affreschi di scuola giottesca e da tavole d’altare di grande pregio.

Sulla medesima strada in cui fu eretto l’Ospedale detta “De’ Malcontenti”, all’angolo dell’attuale via della Casina, i Tintori hanno lasciato un’altra interessante testimonianza costituita da un tabernacolo in pietra che racchiude un affresco opera di un anonimo allievo di Niccolò di Pietro Gerini. Esso rappresenta la Madonna che tiene in braccio Gesù con due angeli ai suoi lati e i Santi Pietro e Giovanni. Su un lato dell’affresco appare uno stemma in pietra rappresentativo dell’ Arte dei Tintori e dall’altro lato una lastra in marmo con una scritta in caratteri gotici che ormai appare illeggibile.

Tratto dal sito web di proprietà dell'autore: http://www.casadeitintori.it


Sull'argomento suggerisco la lettura del libro:

Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2

Postato da: alfredoingegno a 11:06 | link | commenti |
firenze, medioevo, tessuti, tintori, tinture, artedeitintori

venerdì, 06 aprile 2007

L ' Arte dei Tintori nella Firenze medievale



L’ Arte di Tintori, importante attività collegata al processo di produzione dei tessuti, fu una delle numerose corporazioni medievali attive in Firenze fin dal XIII secolo e raggiunse il suo massimo splendore durante i primi anni del secolo XIV.

arte_dei_tintori

L’attività tessile fu, in quei due secoli, un’industria cittadina di importanza decisiva per l’economia della città soprattutto grazie al contributo dei prestigiosi membri della più importante Arte della Lana.

All’interno di questa organizzazione di lavoro fin dall’inizio ebbe grande rilievo l’Arte dei Tintori alla cui abilità e competenza si doveva soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte sui tessuti che venivano prodotti all’interno di un ciclo produttivo molto complesso.

La categoria dei Tintori si divideva in tre gruppi, quelli dell’Arte Maggiore, forse la meglio organizzata, che tingeva i tessuti nei colori più vari, quelli dell’Arte Minore, specializzati nelle diffuse tinture di color rosso utilizzando come colorante la “robbia”, sostanza vegetale dalle cui radici si estraeva il principio attivo, e infine quelli dell’Arte del Guado, altro vegetale usato per ottenere una vasta gamma di azzurri.

La straordinaria padronanza di questa complessa Arte, e dei tanti segreti che si tramandarono da una generazione all’altra, consentì di produrre enormi quantità di stoffe; manufatti che ancora oggi vediamo nelle numerose rappresentazioni pittoriche della Firenze rinascimentale e che si fanno apprezzare per la persistenza e la luminosità dei colori ma anche per la straordinaria varietà di tinte disponibili che doveva rispondere e adattarsi alle mutevoli esigenze di un mercato interno e internazionale molto evoluto.

Per saperne di più visita:


Sull'argomento suggerisco la lettura del  libro di Piero Guarducci:

Tintori e tinture nella Firenze medievale (sec. XIII-XIV)
di Piero Guarducci
pp. 110, € 9,00
Polistampa, 2005
ISBN: 88-8304-901-2


Postato da: alfredoingegno a 10:49 | link | commenti |
varie, firenze, medioevo, tessuti, tintori, tinture, artedeitintori