Italia Medievale

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sabato, 31 marzo 2007

Lutto per la scomparsa di Riccardo Francovich
E' il professor Riccardo Francovich l'uomo trovato morto in un dirupo nel bosco di Monte Ceceri, a Fiesole. Il cadavere, che non è stato subito identificato, è stato trovato poco prima di mezzogiorno da un turista tedesco che stava facendo trekking nella zona. Ordinario di archeologia medioevale, 61 anni, fiorentino, studioso ed esponente politico, Riccardo Francovich era molto conosciuto negli ambienti accademici e istituzionali.
Secondo una prima ricostruzione, l'uomo sarebbe precipitato da un sentiero sovrastante, compiendo un volo di circa venti metri. L'ipotesi privilegiata, per il momento, è quella di una caduta accidentale. Sul posto sono intervenuti subito i carabinieri della stazione di Fiesole e i militari del reparto operativo della Compagnia di Firenze. Secondo un primo esame del medico legale, il decesso sarebbe avvenuto poche ore prima del ritrovamento. Il cadavere presenta molteplici fratture.
"La tragica scomparsa del professor Francovich ci lascia increduli, sgomenti e addolorati. Con lui il mondo della cultura e quello delle politica perdono un personalità di grande spessore. Era un amico, ci mancherà". Sono le parole di Leonardo Domenici, sindaco di Firenze.
"Insigne studioso di fama internazionale, docente di archeologia medievale all'Università di Siena, i suoi studi e le sue ricerche lo hanno fatto conoscere ed apprezzare in Italia e all'estero - ha scritto Domenici in un messaggio alla famiglia - E' stato capace di portare la sua profonda conoscenza della storia medievale e nel campo dell'archeologia non solo agli addetti ai lavori, ma anche ad un pubblico più vasto di appassionati e cultori della materia. Della sua preziosa collaborazione si avvaleva anche l'amministrazione comunale fiorentina: uno degli ultimi incontri che ho avuto con lui è stato in occasione di una visita agli scavi nei sotterranei di Palazzo Vecchio, che Francovich seguiva con passione, nella condivisa prospettiva di realizzare un nuovo museo. L'intelligenza e le sue capacità mancheranno a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare insieme a lui; soprattutto ci mancherà la sua umanità, il suo modo franco e diretto di affrontare i problemi, la sua preziosa amicizia. Alla moglie Nicoletta, alla figlia e alla famiglia tutta giungano un commosso abbraccio e la partecipazione dell'intera città”.
'Ci avevo parlato non più di dieci giorni fa. Sono sconvolto'. E' stata la prima reazione di Claudio Martini alla notizia appresa mentre si trovava ad Arezzo pochi minuti prima di inaugurare la mostra di Piero della Francesca. "Con Francovich – ha aggiunto subito dopo Martini – avevamo cominciato a parlare di un progetto che avrebbe visto una forte collaborazione tra Regione Toscana e Università di Firenze. Stavamo riflettendo sulla possibilità di realizzare una mappatura dettagliata dei beni archeologici della Toscana. Ancora non ci posso credere".
"Ho appreso con grande stupore e dolore della morte dell'amico Riccardo Francovich", così il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini. "Francovich - ha aggiunto - ha dato un contributo importantissimo non solo per il recupero e lo studio di reperti e monumenti del Medio Evo in Toscana e in altre regioni italiane e cito fra tutti l'eccezionale ritrovamento e restauro dell'area mineraria medievale di San Silvestro vicino a Campiglia Marittima, ma ha anche fornito a tutti noi gli strumenti per approfondire e valorizzare aspetti della nostra storia che contribuiscono a una comprensione più piena della nostra identità di toscani".
Profondo dolore anche per l'assessore comunale di Firenze Eugenio Giani, una volta appresa la notizia: "Sono profondamente addolorato per la prematura scomparsa di una grande figura della cultura, della politica e del mondo accademico fiorentino".
In serata al coro di condoglianze si sono uniti anche il sindaco di Siena, Maurizio Cenni, il presidente della provincia di Firenze, Matteo Renzi, il consigliere regionale della Margherita, Erasmo De Angelis, e il rettore Silvano Focardi a nome di tutto l'ateneo senese. Segno di quanto sia profondo il cordoglio di tutta la Toscana.
L'Associazione Culturale Italia Medievale si unisce al cordoglio per la scomparsa di uno dei più importanti archeologi medievali del nostro paese. Una perdita incolmabile che ci priva non solo della sua fondamentale attività, ma anche di una grande persona, ricca di umanità, mai sazia di conoscenza, instancabile punto di riferimento per tutti gli uomini di cultura, per tutti gli appassionati del Medioevo. Alla sua famiglia, a tutti i suoi collaboratori, ai suoi studenti, agli amici vanno tutto il nostro affetto e la riconoscenza per tutto quello che il prof. Francovich ci ha saputo regalare, nella certezza che la sua opera non si conclude qui, ma proseguirà grazie a tutti coloro che con lui si sono formati e al suo gruppo di lavoro che saprà degnamente onorarne la memoria, conservandone il ricordo e i preziosi insegnamenti.

Postato da: italiamedievale a 07:32 | link | commenti (3) |
notizie, medioevo

martedì, 20 marzo 2007

In viaggio per la Battaglia di Grunwald
In occasione della rievocazione della Battaglia di Grunwald, partecipa al viaggio di gruppo del 13 luglio 2007 per visitare i luoghi dove si è svolta la famosa battaglia!!
Oltre ad assistere alle varie manifestazioni organizzate annualmente, potrai visitare il museo della Battaglia e passare un interessante fine settimana dal sapore medievale!
Non perdere questa occasione che ti permetterà anche di visitare le affascinanti città di Torun e Olsztyn!

Postato da: italiamedievale a 10:16 | link | commenti (1) |
presentazioni, appuntamenti, medioevo

giovedì, 15 marzo 2007

La cultura islamica rivelata dai suoi testi
di Attilio Mazza
L’Italia multietnica ha suggerito all'editrice Mondadori una nuova collana di cultura islamica, un vero evento politico-culturale. Vi saranno pubblicati ogni anno quattro volumi di testi arabi, persiani e turchi. Avrà le caratteristiche di una collezione di letteratura. Rivelerà agli occidentali, che non l'hanno mai conosciuta, la straordinaria ricchezza della tradizione islamica; e ai musulmani, che l'hanno quasi completamente dimenticata, quante ne siano le luci, le ombre e le sfumature. La nuova collana s'intitola, appunto, "Islamica", ed è diretta da Ali Amir-Moezzi, musulmano sciita, professore e direttore di ricerche alla Sorbona di Parigi, e da Alberto Ventura, professore ordinario di Islamistica all'Università di Napoli "L'Orientale".
La scelta dei testi accolti nel primo volume Vite antiche di Maometto (406 pagine, euro 17,00) è stato affidata al bresciano Roberto Tottoli, originario di Villanuova, docente di Letteratura araba religiosa e Islamistica all'Università degli Studi di Napoli, autore di studi sulla tradizione biblica nell'Islam e traduttore d'importanti opere arabe, tra cui: Vita di Mosè secondo la tradizione islamica (Palermo 2002); al-Azraqi, La Ka'ba. Tempio al centro del mondo (Trieste 1992), al-Tarafi, Storie dei profeti (Genova 1997).
Tottoli annota che la biografia di Muhammad, Maometto, proposta nel volume è stata tratta integralmente da opere della letteratura araba musulmana scritte tra il IX e il XVI secolo. Lo scopo è quello di offrire una narrazione continua, "senza eccessive ripetizioni, né quei nomi di trasmettitori e di garanti che la storiografia musulmana generalmente premette alle tradizioni per dimostrane l'autenticità".
Nella scelta delle fonti arabe Tottoli ha privilegiato quelle più antiche, che sono anche tradizionalmente le più importanti sulla vita di Muhammad. Così si spiega il ruolo fondamentale di alcuni autori, accanto ai quali lo studioso ha utilizzato altri materiali narrativi. Il metodo scelto, almeno formalmente, non è quindi lontano da quello di un compilatore musulmano medievale che abbia letto le opere precedenti e abbia espunto da esse alcune tradizioni per ricostruire una propria vita di Muhammad.
Ed ecco, quindi, la vita di Maometto ricca di spunti in genere sconosciuti, a cominciare dal concepimento. La madre Amina, "una volta incinta dell'Inviato di Dio" sul cui viso splendeva la luce, udì una voce annunciargli: "Tu porti in grembo colui che dominerà questo popolo, e quando nascerà dì: "Io affido all'Unico perché lo preservi dal male di ogni invidia", e poi dagli nome Muhammad".
Il profeta dell'Islam, Maometto, scrive nell'introduzione Michael Lecker professore di arabo alla Hebrew University di Gerusalemme e curatore del volume, "è stato uno degli uomini più influenti di tutti i tempi. Il ruolo crescente che la sua figura esercita oggi dovrebbe spingerci a studiare la sua vita e la sua opera, ma, per una serie di motivi culturali e politici, ciò non è ancora avvenuto e molti aspetti della sua biografia rimangono tuttora inesplorati. Paradossalmente, proprio nel momento in cui ci viene messo a disposizione un numero crescente di testi, gli studiosi occidentali appaiono sempre meno impegnati nella ricerca di elementi concreti al suo riguardo nella vasta collezione di fonti oggi disponibili. Poco dopo la morte del profeta, o forse quando era ancora in vita, i suoi contemporanei compresero che il loro mondo e quello dei loro discendenti non sarebbe più stato lo stesso. Di conseguenza, era del tutto naturale che molti particolari intorno a Muhammad, anche i più insignificanti, venissero tramandati ai posteri".
Ma come era, fisicamente, Maometto? Lecker informa che era considerato "un uomo di notevole bellezza fisica. Una descrizione della sua fisionomia (lJilya), che risale a un acuto osservatore, lo descrive come un uomo massiccio di taglia media, dalla testa grande, con capelli fitti e ricci, un ampio viso rotondo, grandi occhi neri e lunghe ciglia. La sua fronte era spaziosa. Aveva sopracciglia lunghe, sottili e arcuate, che non si congiungevano al centro. La barba era fitta, le guance lisce, la bocca larga e i denti separati. Il collo ricordava quello di una statua d'avorio e aveva la purezza dell'argento, mentre il volto luminoso splendeva come la luna piena di notte. Era proporzionato, vigoroso, anche nel ventre e nel torace, con un ampio petto e grandi spalle. Quando camminava, sembrava che stesse scendendo per un pendio". E tra le scapole aveva impresso il "sigillo della profezia", una specie di grosso neo della grandezza di un cece.
Non pretese mai di compiere miracoli o di possedere qualità soprannaturali. Allorché venne sfidato si rifiutò sempre "affermando che la rivelazione del Corano in una chiara lingua araba era l'unico miracolo della sua esistenza. Tuttavia - informa ancora il prof. Lecker -, già durante la sua vita alcune leggende avevano creato il nucleo più o meno strutturato di una "biografia sacra"".
Nonostante, quindi, le stesse affermazioni di Maometto, vennero tramandati alcuni dei suoi "miracoli": mungere il latte da una pecora sterile, alberi che si inchinavano al suo passaggio, nuvole che lo proteggevano dal sole. E quando fu costruito "il primo pulpito (minbar), e non ebbe più bisogno del tronco di palma dove era solito appoggiarsi per tenere i suoi sermoni, la palma si mise a singhiozzare. La sua urina aveva qualità terapeutiche; l'acqua con la quale si era lavato, piena di potere carismatico (baraka), veniva riutilizzata dai devoti come medicamento; e la sua saliva possedeva proprietà curative. Durante il suo penultimo pellegrinaggio e in quello finale dell'addio, il Profeta permise ai suoi compagni di tenere i suoi capelli dopo la rasatura. Quei capelli e i peli della barba vennero conservati e successivamente cominciarono a girare il mondo islamico".
Realtà e mito, dunque, sembrano fondersi nel racconto di un'esistenza che ancora oggi sta cambiando il mondo. (Fonte: L'Arena di mercoledì 14 marzo 2007)

Postato da: italiamedievale a 06:04 | link | commenti (1) |
personaggi, medioevo

domenica, 11 marzo 2007

Federico II promotore di cultura
di Pasquale Hamel
Se, come evidenzia Franco Tardioli nel suo saggio di accompagnamento al volume «L'universo degli uccelli» edito da Giorgio Mondadori nel 1988, «Federico II non fu l'iniziatore di un risveglio europeo, poiché questo era già in atto quando assunse le corone del regno di Sicilia e dell'Impero», nessuno può negare il contributo diretto e indiretto che l'imperatore ha dato come promotore di cultura e come agente di modernità.
Federico II fu infatti, nei limiti e secondo i condizionamenti del suo tempo, uomo di raffinata cultura con spiccate vocazioni verso la ricerca scientifica, ma anche straordinario mecenate di artisti, sapienti, uomini di scienza nel solco di un'aulica tradizione del regno normanno che aveva avuto nel di lui nonno Ruggero II, uomo colto e assetato di conoscenza, potremmo dire il punto più alto. Per tutto il regno di Federico, e poi per il breve tempo dei suoi discendenti, Foggia, città nella quale per ragioni strategiche ( ma non solo! ) aveva trasferito la sua sede regia, e tutta la capitanata furono luoghi nei quali si potevano incontrare le espressioni più significative della cultura dell'occidente medievale. Federico, in un tempo in cui tali affermazioni potevano apparire un controsenso, aveva capito che cultura e scienze fanno la grandezza dei regni e che la loro esaltazione contribuisce al rafforzamento del potere. E proprio l'esaltazione e la conferma del potere costituirono, purtroppo, limiti alla azione dell'imperatore. Una lettera, inviata dallo stesso Federico alle università di Bologna e di Parigi ci conferma questa sua attenzione, sarebbe meglio usare il termine passione per il sapere, una passione molto spesso mortificata dagli impegni politici che assillavano l'imperatore.
«Fino dalla nostra giovinezza – scrive Federico nella lettera – prima di assumere l'onere di regnare, abbiamo sempre rincorso il sapere, sempre amato la bellezza, respirandone instancabilmente il profumo. Dopo avere assunto la cura del regno malgrado che gli affari di stato richiedano la nostra opera con grande sollecitudine, tuttavia quel poco tempo che riusciamo a strappare al nostro lavoro divenutoci familiare, non sopportiamo di trascorrerlo in ozio, bensì lo trascorriamo nell'esercizio della lettura affinché il nostro intelletto si ringiovanisca nell'apprendere la scienza senza la quale la vita dei mortali non è condotta in modo degno di uomini liberi; voltiamo le pagine dei libri e dei volumi, scritte in varie lingue e con caratteri diversi, che rendono preziosi i nostri armadi in cui conserviamo le nostre cose più preziose».
La cultura e la scienza, dunque, per Federico esaltano la libertà e la dignità dell'uomo. Concetti forti e, in questo caso, certamente di una modernità stupefacente. Concetti che, tuttavia, potrebbero restare enunciazioni di principio se non avessero fatto parte del vissuto quotidiano dell'imperatore Svevo. Federico infatti non solo fu il grande mecenate del quale abbiamo detto sopra - fra l'altro, a lui si deve la costruzione di quello straordinario cenacolo letterario che fu la Scuola poetica siciliana, la fondazione dell'Università di Napoli, l'istituzione ed il sostegno alla scuola medica salernitana - ma si cimentò nelle lettere e nelle scienze con una maturità di metodo ed una attrezzatura culturale che ne danno l'immagine di un serio studioso. Se i suoi componimenti poetici non brillano per qualità letteraria (la critica definisce i versi di Federico come "plumbei") non si può negare che nella prosa raggiunga livelli apprezzabili ma soprattutto non si può negare la eccezionale vocazione scientifica che metteva a dura prova i suoi interlocutori. Fedele al metodo dell'indagine, anche in questo caso appare di una modernità strabiliante, non si ferma alla apprensione degli assiomi o dei dogmi consolidati, ma si sforza di lavorare alla verifica, la verifica sperimentale. Innumerevoli aneddoti, alcuni frutto delle fantasie di malevoli cronisti, dimostrano che l'imperatore non dava nulla per acquisito ma si sforzava di andare al di là, di conoscere l'inconosciuto, di rispondere ai grandi come ai piccoli quesiti che la natura e l'esistenza stessa pone all'uomo. C'è una copiosa corrispondenza fra Federico e i sapienti del tempo. Le sfortune e i disagi di Federico, furono tanti e talora immeritati, furono anche dovuti a questa sua apertura. (Fonte: La Sicilia del 10 marzo 2007)

Postato da: italiamedievale a 08:20 | link | commenti |
personaggi, medioevo

martedì, 06 marzo 2007

Medioevo in Libreria, punultimo appuntamento
Sabato 24 marzo 2007
Ore 10,00: Visita guidata: Parco Archeologico di Castelseprio (VA). Ritrovo all’entrata del Parco in via Castelvecchiio, 58.
Libreria del Castello Sforzesco di Milano
Ore 15,30: A tavola nel Medioevo, percorso gastronomico e cronologico nelle prelibatezze della cucina medievale. Normanni, Svevi e Angioini. A cura dell dott.ssa Giovanna Motta.
Ore 16,00: Mauro Della Valle, Università degli Studi di Milano: Arte bizantina altomedievale a Milano
Mauro Della Valle insegna Storia dell’Arte bizantina presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Una parte considerevole dei suoi studi più recenti ha trattato i problemi relativi al rapporto tra la civiltà artistica bizantina e la pittura medievale italiana. Ha partecipato a diversi progetti e missioni di studio a Costantinopoli e nei territori che appartennero all’Impero d’Oriente: Macedonia, Grecia, Turchia, Siria, Egitto, Tunisia. E’ socio dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini.

Postato da: italiamedievale a 09:25 | link | commenti |
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