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Un "vecchio" pezzo del notissimo Eco, tanto per aprire il dibattito
Dieci modi di sognare il medioevo
di Umberto Eco
tratto da: Sugli specchi e altri saggi, Bompiani, Milano, 1985.
Pare, e mi pare, che la moda medievale, e il sogno del Medioevo,
attraversi tutta la cultura italiana, ed europea per sovramercato,
come già è stato suggerito. E del perché di questa fascinazione mol
ti altri han parlato. Non si sogna il Medioevo perché sia il passato,
perché di passati la cultura occidentale ne ha millanta, e non si ve
de perché non si debba tornare alla Mesopotamia o a Sinuhe l'egi
ziano. Ma è che, ed è stato detto, il Medioevo rappresenta il cro
giolo dell'Europa e della civiltà moderna.
Il Medioevo inventa tutte le cose con cui ancora stiamo facendo i
conti, le banche e la cambiale, l'organizzazione del latifondo, la
struttura dell'amministrazione e della politica comunale, le lotte di
classe e il pauperismo, la diatriba tra Stato e Chiesa, l'università,
il terrorismo mistico, il processo indiziario, l'ospedale e il vescova
do, persino l'organizzazione turistica, e sostituite le Maldive a Ge
rusalemme o a San Jago de Compostela e avete tutto, compresa
la guida Michelin. E infatti noi non siamo ossessionati dal proble
ma della schiavitù o dell'ostracismo, o del perché si debba, e neces
sariamente, uccidere la propria madre (problemi classici per eccel
lenza), ma di come far fronte all'eresia, e ai compagni che sbaglia
no, e a quelli che si pentono, di come si debba rispettare la pro
pria moglie e languire per la propria amante, perché il Medioevo
inventa anche il concetto dell'amore in Occidente.
Come si distingue la nostra libera propensione verso l'eredità clas
sica dalla nostra necessaria attenzione all'eredità medievale?
Credo che possiamo opporre il modello della «ricostruzione filolo
gica» al modello del «rabberciamento utilitaristico».
L'antichità classica la si ricostruisce, si scavano i fori imperiali, si
sostiene il Colosseo che periclita, si ripulisce l'Acropoli: ma non li
si riempie di nuovo, una volta discoperti li si contempla.
Invece quanto rimane del Medioevo lo si rabbercia e si continua a
riutilizzarlo come contenitore, per porvi qualcosa che non potrà mai
essere radicalmente diverso di quel che già vi si stava. Si rabbercia
la banca, si rabbercia il Comune, si rabberciano Chartres e San Gi
mignano, ma non per venerarli e contemplarli, bensì per continuare
ad abitarli. Si paga, se mai, il biglietto per visitare il tempio greco o
la galleria dei busti dei filosofi, ma nel duomo di Milano o nella chie
setta del Mille si va ancora ad ascoltar la messa, e si elegge il nuovo
sindaco nel palazzo comunale del XII secolo.
Si discute se fare eserciti di mercenari o di cittadini coscritti, non sul
come ricostruire la legione tebana. Il sogno del Medioevo si esercita
sempre su ciò che può e deve essere rabberciato, mai su ciò che
si può museificare.
E se pure qualcuno può obiettare che noi viviamo ancora di Aristo
tele, di Platone e di Plotino, attenti allo sbaglio di prospettiva.
Quando li si usa come se fossero dei contemporanei, li si usa e rab
bercia come eredità medievale, che tale è l'Aristotele dei neoscola
stici. Che se appena un filologo ce lo restituisce cosi come era e
non come il Medioevo ce lo ha consegnato, questo Aristotele non
è più maestro di vita, ma testo per esame. Caso mai, per i migliori,
diventa modello di un pensiero possibile, non strumento per pensa
re oggi nei suoi propri termini. Rabberciava Aristotele il Taparelli
d'Azeglio, e fa una storia dei suoi rabberciamenti il Minio Paluello,
e su quella base si può credere ancora a una teoria della sostanza
e degli accidenti che ci permette, oggi, di avvicinarci alla mensa eu
caristica, ma non appena il severo filologo ricostruisce l'Aristotele
perduto ed originale, usciamo dal rabberciamento e dall'uso per
entrare nel santuario della venerazione accademica.
Ma se si torna al Medioevo solo rabberciando, mai ricostruendolo
nella sua interezza e autenticità (quale?), allora forse ogni sogno del
Medioevo (dal 1492 ad oggi) non rappresenta il sogno del Medio
evo ma il sogno di "un" medioevo. Se ogni sogno del Medioevo è
il sogno di un medioevo, di quale sogno e di quale medioevo parlia
mo? Lasciatemi tentare una tipologia dei molti medi evi che abbia
mo conosciuto, rozza e generica come tutte le tipologie.
1. Il medioevo come "maniera e pretesto". Quello di Tasso, per in
tenderci, quello del melodramma. Non c'è reale interesse per un'e
poca, l'epoca viene vissuta come «luogo» mitologico in cui far rivi
vere personaggi contemporanei.
2. Il medioevo della "rivisitazione ironica", quello dell'Ariosto, for
se anche quello di Cervantes. Si torna all'immaginario di un'epoca
passata, vista appunto come passata e irriproducibile, per ironizza
re sui nostri sogni e su quello che non siamo più («o gran bontà dei
cavalieri antiqui...»). Ariosto rivisita il Medioevo come Leone rivisi
ta il West. E' il medioevo della nostalgia, ma si tratta di una nostal
gia atea.
3. Il medioevo come "luogo barbarico", terra vergine di sentimenti
elementari, epoca e paesaggio al di fuori di ogni legge. E' il medio
evo della Heroic Fantasy contemporanea, ma è anche il medioevo
del Settimo sigillo e della Fontana della vergine di Ingmar Bergman.
Nulla vieterebbe che le stesse passioni elementari fossero vissute al
l'epoca di Gilgamesh, o sulle coste della Fenicia. Il Medioevo viene
scelto in quanto spazio buio, dark ago per eccellenza.
Ma in quel buio si desidera vedere una luce «altra». In tal senso, do
vunque e in qualsiasi tempo si svolga, la Tetralogia wagneriana ap
partiene a questo medioevo. Esso è per vocazione a disposizione
di ogni sogno di barbarie e forza bruta trionfante, ed ecco perché
viene sempre, da Wagner a Frazetta, sospettato di nazismo.
E' nazista ogni vagheggiamento di una forza, eminentemente virile,
che non sappia né leggere né scrivere: il Medioevo, con Carlo Ma
gno che appena sapeva fare la propria firma, si presta mirabilmente
a questi sogni di un ritorno alla villosità incontaminata.
Quanto più peloso il modello, tanto maggiore il vagheggiamento:
l'Hobbit sia modello umano per i nuovi aspiranti a nuove e lunghe
notti dei lunghi coltelli.
4. Il medioevo "romantico" che predilige la cupezza del castello di
roccato sullo sfondo del fortunale irto di lampi, abitato da fantasmi
di spose violate e assassinate la notte stessa delle nozze.
Medioevo ossianico e neogotico, parente prossimo delle efferatezze
orientali di Vathek. Medioevo ottocentesco, ma ancora il medioevo
di certa space opera in cui l'astronave si sostituisce al torrione.
5. Il medioevo della "philosophia perennis". Forse inteso come esca
motage arguto da Gaetano e da Giovanni di San Tommaso, preso
drammaticamente sul serio da una mente piccola come quella di pa
dre Taparelli d'Azeglio, e da una mente grande quale quella del ca
rdinal Mercier e, per ascendere in ordine di grandezza, di Étienne
Gilson. Covato con amore, quasi con lussuria, dallo sguardo alluci
nato di Maritain, con ostinazione conservatrice da Pio XII, in spiri
to di Heroic Fantasy massmediatica dal crocifero Woytila, questo
medioevo presenta aspetti di finezza filologica e altri di dogmatismo
antistorico. È infinitamente preferibile, nell'universo cattolico, al fal
so modernismo dei baroni spiritualisti, che rileggono Gentile attra
verso Rosmini.
6. Il medioevo delle "identità nazionali", quale fu quello di Scott e di
tutti i risorgimentali, che vedevano negli evi fulgidi della riscossa co
munale un modello vincente di lotta contro il dominio straniero.
7. Un medioevo "carducciano", tutto restauro, a celebrazione della
Terza Italia, un pò falso e un pò filologico, tutto sommato bonaccio
ne e ipocrita, funzionale alla rinascita e allo stabilizzarsi di una Nazio
ne in cerca di identità. Via parente del medioevo decadente, quello
delle estasi di Des Esseintes sui manoscritti della tarda latinità, per in
tenderci, e di certo dannunzianesimo, e dei preraffaelliti, e di Ruskin
e di Morris. E se pongo insieme Carducci e Dante Gabriele Rossetti
(con tutto il neomisticismo medievaleggiante dei Fedeli d'Amore e
le interpretazioni occultistiche di Dante) è perché, repubblicano l'uno
e aristocratico l'altro, entrambi si iscrivono in fondo in un disegno
di restaurazione, dove il Medioevo è visto come antidoto alla modernità.
8. Il medioevo di Muratori e dei "Rerum Italicarum Scriptores", un
medioevo non diverso da quello di «Annales», salvo che il primo rico
struiva filologicamente un'epoca sulle grandi croniche e historiee il
secondo sui registri parrocchiali, sui regesti dell'Inquisizione, sugli at
ti notarili. Il primo per ritrovare gli avvenimenti; il secondo per ritrova
re i comportamenti quotidiani delle folle senza storia e le strutture del
la vita materiale, ma entrambi intesi a comprendere, alla luce dei no
stri problemi e delle nostre curiosità, cosa sia stata un'epoca che non
si può ridurre a un cliché e va riscoperta nella sua pluralità, nel suo plu
ralismo e nelle sue contraddizioni. Fanno parte di questo medioevo
le ricerche strutturali di Viollette-Duc, l'iconografia di Male e l'icono
logia di Panofsky, per non dire di ogni buon studio di ricostruzione fi
losofica, che miri alla comprensione critica più che al riutilizzo passio
nale. Ma guarda caso, in tutti questi anni a nessuno viene in mente
di parlare di moda. Si tratta infatti solamente di buon lavoro.
O forse sarà perché chi parla di mode, di solito questo lavoro non lo
conosce.
9. Il medioevo della "Tradizione". Luogo in cui ha preso forma (vor
rei dire: in modo iconograficamente stabile) il culto di un sapere ben
più antico, quello del misticismo ebraico e arabo, e della gnosi. E' il
medioevo sincretistico che vede nella leggenda del Graal, nella vicen
da storica dei Cavalieri del Tempio, e da questi attraverso la affabu
lazione alchemica, gli Illuminati di Baviera, sino all'attuale massoneria
di tipo scozzese, il dipanarsi di una sola e continua storia iniziatica.
Acritico e antifilologico, questo medioevo vive di allusioni e di illusio
ni, esso riesce sempre e mirabilmente a decifrare, ovunque e con qual
siasi pretesto, lo stesso messaggio. Fortunatamente, per noi e per gli
adepti, il messaggio è andato perduto, ciò che rende l'iniziazione un
processo senza fine, rosacroce e delizia per i privilegiati che resisto
no, impermeabili all'abito popperiano della falsificazione, devoti ai
paralogismi della simpatia universale. Mistico e sincretistico, esso vo
racemente ascrive alla propria storia intemporale tutto ciò che non
può essere né provato né falsificato.
10. E infine, il medioevo dell'«attesa del Millennio», attesa che ha os
sessionato in modi diversi ogni secolo, dai circoncellioni ai terroristi,
dai fraticelli agli ecologisti. Fornite di molte insanie, quando è stato
vissuto con nervi deboli e mente allucinata, nemmeno chi riflette con
mente pura e nervi saldi potrà completamente dimenticarlo.
Esso ci accompagna, monito e minaccia, permanente richiamo alla pos
sibilità di un Olocausto, e ci dice di fare attenzione, per saper identifi
care l'Anticristo quando batta alla porta, sia pure in abiti borghesi,
o in divisa militare.
A questo punto ci si può legittimamente chiedere a quale medioevo
si pensa quando si parla di neomedioevo, di ritorno al Medioevo e
di moda medievale. Perché è chiaro che ogni volta si tratta e si trat
terà di qualche cosa di diverso, talora auspicabile, talora innocuo,
come è innocua la letteratura, purché fatta dai minori, talora insidio
so e pericoloso. E occorrerà essere molto chiari nel dire a chiare let
tere a cosa si allude quando si celebra un ritorno al Medioevo.
Perché il Medioevo o è un'epoca storica che finisce nel 1492, o è
la storia del rabberciamento continuo che la nostra civiltà sta facen
do di quel che accadde tra la caduta dell'impero romano e la sco
perta dell'America. Dire a quale dei dieci tipi di medioevo si stia ri
tornando, significa dire chi siamo e cosa vogliamo, se ci stiamo sem
plicemente divertendo, se vogliamo capire, o se ci prestiamo senza
comprendere al gioco di qualche restaurazione.
Quando Roberto Vacca parlò di medioevo prossimo venturo, egli
stava pensando al crollo dei grandi sistemi tecnologici, crollo che
avrebbe instaurato un nuovo medioevo feudale o prefeudale, fondato
sulla penuria e sulla lotta per l'esistenza. Risposi allora che il medio
evo era già cominciato, e cioè che non bisogna attendere la guerra
atomica per vagheggiare o temere un nuovo medioevo.
Ma il mio medioevo era inteso come un'epoca di transizione, di plu
ralità e di pluralismo, di contraddizione tra un impero che nasce, un
impero che muore, e una terza società che sta sorgendo.
Il mio medioevo si presentava come un'epoca «interessante», perché
era un'epoca di rimescolamento di carte in cui alle grandi penurie si
affiancavano le grandi invenzioni, e la prefigurazione di nuovi modi
di vita. In questo senso il Medioevo come modello può interessarmi,
ma il modello funziona in senso prospettico e, vorrei dire, fondamen
talmente ottimistico.
Ma il Medioevo può essere preso anche come modello di una Tra
dizione che, per definizione, ha sempre ragione. E questo neo-medio
evo, prodotto dei mercanti dell'assoluto, pavento, e vi invito a demi
stificare. [...]
Sognate il Medioevo, ma chiedetevi sempre quale. E perché.
Quanto la nostra epoca ha forse veramente in comune col Medioevo
è al postutto il vorace pluralismo enciclopedico. Va bene, e proba
bilmente ormai tutti preferiamo la cattedrale di Strasburgo, vagheg
giata da Goethe, al tempio malatestiano, se proprio si deve parlare
fuori dai denti. Ma Galileo aveva ragione (almeno, Popper ci inse
gna, sino a che non avrà di nuovo torto) e nessun sogno potrà mai
farcelo dimenticare.
Quindi, lunga vita al Medioevo e al suo sogno, purché non sia un
sonno della ragione. Di mostri ne abbiamo generati abbastanza.
cari amici,
in questi primi giorni mi sono limitato a postare informazioni già pubblicate anche sugli altri blog della nostra associazione, giusto per avviare l'attività di questo spazio.
adesso che siamo già un discreto gruppo, possiamo cominciare a sbizzarrirci con il nostro amato Medioevo, utilizzando questo blog sia come diario di bordo (news, eventi, segnalazioni, ecc.) che come luogo dove scambiarci opinioni, impressioni, critiche, dove esporre proposte e progetti.
ognuno di noi (quelli nella banda sinistra sotto l'Archivio) può gestire il Blog come vuole, tutti abbiamo gli stessi privilegi del "gestore".
possiamo invitare nuovi utenti, scrivere post, cancellarli, pubblicare commenti, quindi diamoci da fare.
non dobbiamo uniformarci nello stile dei post (testo semplice, html o altro), ricordatevi solo che per inserire immagini (per chi non fosse già esperto di blog) occorre che le stesse siano linkate a quelle presenti sul web (non si possono quindi caricare direttamente dal proprio computer, per questo ci vorrebbe Splinder Pro che costa, mentre questa versione è gratuita!).
unico limite alla fantasia di ognuno di noi sarà il tema del Blog e cioè il Medioevo in qualsiasi sua declinazione, storia, rievocazioni, turismo, letteratura, contributi, ecc.
buon lavoro a tutti
«La rivoluzione delle Crociate»
di Marco Meschini
Cosa sono state le crociate? Difesa o aggressione? Le guerre sante condotte per tre secoli dalla Cristianità hanno protetto l'Europa dall'invasione dell'Islam oppure sono state esse stesse conquista? È il secondo dei problemi principali sollevati dalla guerra santa del Medioevo, cui è dedicato il primo volume della nostra «Biblioteca medievale», il lavoro di Jean Richard: La grande storia delle crociate. Problema che oggi riprendiamo, dopo aver affrontato ieri il “nodo” della guerra in nomine Christi... Approfondiamo allora il discorso insieme allo storico francese Jean Flori, studioso di crociate fra i più noti al mondo. > continua